Aiuto ai bambini traumatizzati di Gaza e alle loro famiglie in situazione di COVID

Palestina

Data Inizio
2020

Stato del Progetto
Attivo

Budget raggiunto
CHF 10'459.90

Partners

  • Associazione Palestinese della pesca e dello sport marittimo a Gaza
  • Scout Association
  • Associazione dell’Unione delle donne palestinese

Fondi
Membri AOREP e donazioni private

Contesto
La pandemia di COVID-19 colpisce tutto il mondo, ma rappresenta una minaccia particolare nei territori palestinesi occupati e a Gaza. Le autorità israeliane, responsabili della protezione dei palestinesi sotto la loro occupazione militare, violano di fatto i diritti civili. First International Emergency ricorda al governo israeliano i suoi doveri e chiede un’azione urgente per evitare un maggiore rischio di contaminazione. Secondo il diritto internazionale, le autorità israeliane sono responsabili del benessere dei palestinesi sotto la loro occupazione militare.

COVID-19 in Palestina
Il 21 febbraio, il primo caso di COVID-19 è stato diagnosticato in Israele. Due settimane dopo, il virus è apparso in territorio palestinese occupato. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), al 5 aprile, ci sono stati 8.018 casi confermati in Israele e 227 casi confermati di COVID-19in Palestina. Poco dopo, i Primi Ministri israeliani e palestinesi hanno imposto severe norme ai rispettivi cittadini, al fine di ridurre al minimo i movimenti e incoraggiare le persone a isolarsi in patria.
Tuttavia, continuano le operazioni militari israeliane in Cisgiordania - tra cui raid, demolizioni di infrastrutture palestinesi, arresti e detenzioni e confische fondiarie - esponendo i palestinesi a un maggior rischio di contaminazione. Allo stesso tempo, la violenza dei coloni contro i palestinesi, che è aumentata negli ultimi anni, sta raggiungendo un nuovo picco. I coloni approfittano delle restrizioni per intensificare la loro violenza contro i palestinesi, impadronendosi delle loro terre.

COVID-19 nella Striscia di Gaza: una bomba a orologeria
Il 20 aprile secondo l’Agenzia ANSA, con 20 nuovi casi è arrivato a 307 il numero delle infezioni da coronavirus nei Territori Palestinesi (Gaza compresa). Lo ha detto il ministero della Sanità dell'Autorità nazionale palestinese (ANP), secondo cui a questi vanno aggiunti i 95 casi registrati a "Gerusalemme occupata".
La situazione umanitaria, e in particolare il settore sanitario in difficoltà, aumenta il rischio che la pandemia si espanda rapidamente e sovraccarichi le infrastrutture già sotto-equipaggiate di Gaza, creando uno scenario catastrofico per questo territorio e la sua popolazione impoverita.
Da diversi anni gli esperti sanitari e umanitari avvertono del blocco di Israele nella Striscia di Gaza.  Questo blocco sta entrando nel suo tredicesimo anno, e ha portato il sistema sanitario sull'orlo del collasso. La costante carenza di medicinali e attrezzature complica il lavoro di medici e infermieri, incapaci di rispondere a una grave crisi sanitaria, per non parlare di una pandemia. Nella Striscia di Gaza ci sono solo 62 respiratori e 70 letti di terapia intensiva per 2.895 posti letto, per una popolazione di più di 2 milioni di persone. Secondo Nikolai Mladenov, coordinatore speciale per il processo di pace in Medio Oriente, il 39% delle scorte mediche essenziali per la Striscia di Gaza si è già esaurita a fine febbraio 2020.
L'esiguo numero di casi confermati sul territorio fino ad oggi non è quindi così rassicurante. Tanto più che la spesa supplementare per la risposta all'epidemia esacerba la già drammatica situazione economica delle famiglie più vulnerabili. Prima dell'inizio della pandemia, le squadre di First Emergency International stavano già fornendo assistenza finanziaria alle famiglie al di sotto della soglia di povertà. Queste famiglie povere, spesso in grave insicurezza alimentare, devono ora sostenere spese aggiuntive (disinfettanti, detergenti, guanti e mascherine) che le mettono in ulteriore difficoltà finanziarie per soddisfare i loro bisogni di base, come il cibo.
Anche la densità di popolazione nella Striscia di Gaza potrebbe portare a una trasmissione molto rapida del virus. Con oltre 6.000 abitanti per chilometro quadrato, la Striscia di Gaza è una delle zone più popolate del mondo. I campi profughi sono tanto più a rischio, con una densità di popolazione ancora maggiore e infrastrutture sanitarie povere o inesistenti. Ad esempio, a Jabaliya, 140.000 rifugiati vivono in un campo di 1,4 km². Questo rappresenta una densità di popolazione di 100.000 abitanti per chilometro quadrato. Inoltre il tasso di disoccupazione tra i giovani a Gaza è del 70%
La popolazione di Gaza vive in una prigione a cielo aperto ed ora con la pandemia è confinata in una prigione chiusa senza lavoro, alimentazione, medicine e tant’altro.

Obiettivi del progetto
Tenuto conto dello scoppio dell’epidemia di COVID19 e delle sue gravi conseguenze sulla situazione economica di Gaza, già assediata e afflitta da cattive condizioni economiche, Le nostre priorità mirano ad aiutare i bambini e le loro famiglie. Progettiamo di fornire medicinali, alimentari, mascherine, gel disinfettante, guanti ed altre necessità alle famiglie dei bambini traumatizzati che AOREP sostiene da tempo, soprattutto a coloro che non hanno un reddito o che hanno cessato di lavorare. 

Attività

  1. L’associazionePalestinese della pesca e dello sport marittimo a Gaza partner di AOREP ha trovato un grossista di prodotti alimentari che è disposto a fornire alle famiglie le derrate alimentari a prezzo scontato. (vedi allegato) 500 pacchi saranno distribuiti alle famiglie dei bambini. Le famiglie possono cambiare alcune derrate con altre nell’arco di 48 ore. La distribuzione durerà tre mesi
  2. I pescatori, che AOREP ha sostenuto in passato con barche e attrezzi, necessitano di materiale per la pesca al fine di consentire loro di vendere il pescato e portare a casa qualcosa per nutrire le proprie famiglie. Questo malgrado i pescatori a Gaza non possono inoltrarsi in mare oltre le 6 miglia ma, con il COVID 19 la situazione è peggiorata come testimoniato dal Rapporto di OCHA 31 marzo – 13 aprile 2020
    “Al fine di far rispettare le restrizioni di accesso alle aree di Gaza prossime alla recinzione perimetrale israeliana e al largo della costa di Gaza, in almeno 56 occasioni, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento: tre pescatori palestinesi sono rimasti feriti e una barca da pesca è stata danneggiata. In cinque occasioni, le forze israeliane sono entrate in Gaza, nei pressi di Khan Younis e nelle aree settentrionali, ed hanno effettuato operazioni di spianatura del terreno e di scavo vicino alla recinzione perimetrale”.
  3. Acquisto di medicinali per i malati con la supervisione di medici e infermieri.
  4. Acquisto e distribuzione di gel disinfettante, mascherine e guanti.
  5. Sostegno psicologico ai bambini con gravi traumi.

 

Gallery
Grazie per la donazione
Crédit Suisse, Lugano, Svizzera

CHF: BIC: CRESCHZZ80A, No Clearing: 4835,
IBAN: CH87 0483 5048 37 46 5100 0

EUR: BIC: CRESCHZZ80A, No Clearing: 4835,
IBAN: CH53 0483 5048 37 46 5200 0
GRAZIE PER
LA DONAZIONE
X
i
Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti. Chiudendo questo banner o continuando la navigazione si accetta l'uso dei cookie. Per maggiori informazioni o per disabilitare, in tutto o in parte, i cookie consulta la nostra Informativa cookie
ACCETTA